
Le donne che vivono questa condizione la descrivono come un timore angosciante verso il rapporto penetrativo, come impossibilità di averlo perché lì sotto, sentono la vagina chiusa ed inaccessibile ai tentativi del pene di entrare. Ogni tentativo di penetrazione viene vissuto con ansia e timore e c'è una brusca frenata, un: non si va oltre.
Il timore di sentire dolore coabita con il vissuto di un pene percepito come un invasore, come un intruso, un nemico da tenere fuori. Alla minaccia si risponde con la difesa - protezione dello spasmo vaginale: una contrazione involontaria dei muscoli che circondano l'accesso vaginale, rendendo impossibile la penetrazione, tenendo fuori il pene, le dita, il tampone vaginale, tutti visitatori senza passe rimangono fuori.
Si crea una risposta preventiva rassicurante: se non entra non mi farà male, non farà danni, fuori è meglio. L'eccitazione, il desiderio possono essere preservati se lontani da una possibilità penetrativa ma se si avvicina e può entrare in gioco, la sensazione di allarme diventa prevalente e il corpo e la vagina la rendono. evidente: il nemico è alle porte.
Non sempre la penetrazione risulta impossibile, può presentarsi una penetrazione dolorosa (dispareunia). Il dolore non impedisce la penetrazione, ma rimane pur sempre un dolore.
non capisco ... ho desiderio, voglia, ma il mio corpo, la mia vagina sembra pensarla diversamente. In prossimità di una possibile penetrazione si serra, si chiude, si rinchiude e nonostante i tentativi dì penetrazione, gli sforzi per tentare di entrare, il pene rimane fuori, deluso e sfiduciato. Prima era sicuro, baldanzoso, ora la vocina gli dice: è inutile che ci provi, ne uscirai sempre sconfitto. Il mio compagno ora comincia ad avere anche difficoltà erettili, io la vivo male quando lui è mogio e desiste... mi sento contemporaneamente sollevata come: scampato pericolo. Ho una vagina che non ne vuol sapere di far entrare qualcuno, non sente argomentazioni, è risoluta e testarda, ha deciso e sente che è meglio così.
ho sempre "sopportato" l'atto sessuale perché provavo dolore nella penetrazione. Non lo davo a vedere, non ne parlavo per non infastidire il mio compagno, lo facevo sopportando il dolore e fingendo Il piacere. Il ginecologo mi ha detto che era nella mia testa ma io quando faccio sesso, faccio i conti con il dolore della mia vagina e l'insofferenza del mio corpo ... non so andare oltre, per questo sono qui ... per andare oltre, voglio capire dove mi porta questo dolore, cosa rappresenta per me, cosa vuole dirmi se vuole dirmi qualcosa.
noi ci amiamo, desideriamo avere un bambino, ma c'è questo problema che impedisce la penetrazione che ricade anche nel nostro vivere quotidiano, con insofferenza, tensione, insoddisfazione. Non mi dispiacerebbe fare all'amore con il mio compagno, ma sembra che il mio corpo e la mia vagina abbiano un'opinione diversa, il loro sentire dice: qui non si entra, provate ad entrare tanto non ci riuscirete. Siamo venuti perché speriamo con il suo aiuto di poter risolvere questo problema che interferisce nelrapporto di coppia.
io sto bene con il mio compagno ma non deve andare là con il pene. Lo sento minaccioso, mi irrigidisco, vado in ansia r mi sento rinchiusa. E' l'idea della penetrazione che mi mette paura, come se la mia vagina fosse indifesa e vulnerabile nei confronti del pene, come fosse un nemico, un aggressore, violento e dominante: entra per farti del male. Le coccole, le carezze, i baci li accolgo favorevolmente, ma quando la mano del mio compagno scivola e si avvicina alla vagina, mi ritiro, sono in una situazione d'allarme, lo fermo. Lui arretra e io mi sento tranquilla: passato pericolo.
Curare la problematica sessuale definita vaginismo significa prendersi cura non solo della difficoltà specifica della reazione vaginale ai tentativi di penetrazione, ma accanto dare voce e parola al vissuto interno che prende visibilità nell'angoscia generata dalla prospettiva penetrativa, il perturbante che si esprime nel vaginismo e nella penetrazione dolorosa. L'approccio sessuologico aiuta a creare un ambiente vaginale più accogliente verso i visitatori esterni facilitando la penetrazione, cercando oltre alla
penetrazione possibile di salvaguardare e mantenere integra la capacità di provare piacere.
L'approccio a orientamento psicoanalitico aiuta a dare voce alla problematica interna e al perturbante. I due approcci aiutano in contemporanea o si transita dall'uno all'altro, poi penso che quello che fa la differenza sia lo stile del terapeuta più che l'indirizzo teorico e la collaborazione - pazienza della pazientenel percorso di cura.
diciamo che attualmente dalla posizione ridida e dogmatica: qui non si entra, qui non entra nessuno, punto, mi sento più morbida , possibilista e anche la mia vagina la avverto più aperta verso questa possibilità che tempo fa non c'era, rimaneva ferma nel suo no, intransigente, inflessibile, talebana, irremovibile. La cura ha rispettato il no ma gli ha dato voce, anche le esperienze specifiche sono state rispettose, senza imposizioni, ascoltando quello che il corpo e la vagina esprimevano. E' mutato l'atteggiamento della mia vagina e io sto cambiando con lei. Sento che c'è ancora del lavoro da fare ma mi sento fiduciosa e collaborativa, avverto che per mia fortuna sono nel posto giusto con la persona giusta.
sono venuta con un' idea magica della cura, mi aspettavo la formula magica un po' come quella utilizzata da Alì Babà e i quaranta ladroni: apriti sesamo. Semplice, lineare ... io ho sempre utilizzato: chiuditi sesamo. Nella realtà il mio problema era complesso, curabile ma complesso non semplice come nelle formule magiche. Era dentro me stessa non solo nella mia vagina, chiusa, testarda e risoluta. Più in là nella cura ho compreso che la soluzione non era solamente riuscire ad avere un rapporto penetrativo, l'accoglimento rigurdava anche il mio rapporto con il piacere, con il mio diritto di provare piacere che ho incontrato quando avevo risolto: penetrazione no, penetrazione si, ma nella penetrazione non avvertivo la presenza del pene, come dire: se non ti sento non ci sei, sembra una magia non crede? Abbiamo visto che era altro, però l'effetto magia mi riporta banbina. Ora ho una sessualità soddisfacente e sono molto contenta di avere iniziato questo cammino con lei.
Psicologo Psicoterapeuta
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